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L'Es
(o Id) è, secondo la teoria freudiana, quella
istanza intrapsichica che "rappresenta la voce della
natura nell'animo dell'uomo". L'Es, infatti contiene
quelle spinte pulsionali di carattere erotico (Eros)
ed aggressivo ed auto/distruttiva (Thanatos) che
sono il modo squisitamente umano, in cui gli istinti
si sono evoluti. È la parte più inconscia della
nostra mente.
Il concetto della mostra parte dall’idea che
l’artista, nella raffigurazione della realtà dal
proprio punto di vista, rappresenta il reale o il
fantastico, ma sempre in una connotazione “al di
fuori” di sé: anche quando l’opera non ha un
significato esplicito o immediato, l’osservatore
esterno va a cercare i perché reconditi della
rappresentazione stessa.
Ora si chiede all’artista di mostrare la sua parte
più intima, la percezione di se stesso.
Si mostra un’opera che diventa metafora dell’Es,
dell’Io istintivo che spinge per uscire e che in
qualsiasi altra opera noi esterni andiamo a
ricercare incessantemente, spesso male interpretando
quanto l’artista vuole, o non vuole dire.
L’Io rappresentato è la liberazione del concetto di
sé come spinta istintiva.
Che si voglia dire o non si voglia dire, sarà
comunque l’artista, che in quel momento si mette in
mostra quasi fosse un corpo nudo, esposto
all’osservazione di altri occhi.
L’io è una spiegazione impossibile di per se stessa
dal punto di vista figurativo in quanto concetto tra
i più astratti, e quindi a maggior ragione
interessante e accattivante nella ricerca
dell’immagine concreta di qualcosa che non può
essere spiegato.
Il protagonista assoluto della mostra è l’animo
dell’artista, che concretizzando il proprio sentire
attraverso il gesto artistico, veicola la propria
interiorità verso l’esterno con la rappresentazione
del proprio autoritratto. Che questo ritrarsi sia
psicologico o che possa volutamente essere privo di
significati intrinseci non importa.
L’elemento interessante è poter vedere quello che
ogni artista ha da dire di se stesso.
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